La nostra maestra è un troll

Fiabe, miti, mondi arcaici. ‘Colpi di scena’ 2020, il Festival del Teatro Ragazzi di Accademia Perduta (seconda parte) di Amelia Natalia Bulboaca (12-10-2020)

Teatro San Luigi, Forlì – La nostra maestra è un troll – Questa prima nazionale firmata da Sandro Mabellini, una coproduzione Fontemaggiore – Accademia Perduta/Romagna Teatri è uno spassosissimo e surreale carosello di gag, non privo di una certa punta di esilarante perfidia (inseparabile dalla simpatia) verso le disavventure dei due eroi. Alice e Teo sono due gemelli dall’indole esplosiva, quei tipici, inconfondibili elementi ‘turbolenti’ che tutti i docenti si trovano a dover gestire prima o poi nel corso delle loro carriere come parte di un imprescindibile e doloroso rito di passaggio. Dall’utopia del nobile ufficio dell’insegnante, chiamato a far fiorire la terra incolta delle giovani menti affidate alla sua cura, il malcapitato professore si ritrova trascinato brutalmente nella concretezza dell’aula/campo di battaglia che esige il sacrificio di una generosa porzione della propria salute mentale per sopravvivere alle angherie quotidiane dei pargoletti. Ad Alice e Teo basta accendere la miccia di un «perché?» ripetuto ad infinitum per far perdere velocemente la testa alla loro maestra che è costretta a licenziarsi dopo essere stata sorpresa a rotolarsi nel cortile della scuola. Sarà sostituita dal nuovo direttore, un troll che al primo «perché?» risponde molto semplicemente ingoiando il malcapitato e curioso bambino. Il troll istaura un regime di puro terrore da un giorno all’altro: gli alunni sono costretti a lavorare in una miniera d’oro e anche il corpo docente (assai maliziosamente compiaciuto in un primo momento del sadismo che il troll-dittatore applica sui pargoli) sarà sottoposto alle draconiane nonché strampalate regole del mostro. Nessuna possibilità di ribellarsi al suo arbitrio, a meno che non si voglia finire divorati senza troppi complimenti. I gemelli tentano invano di portare i gravissimi fatti all’attenzione delle varie figure che incarnano l’autorità nel mondo dei grandi: il preside, la madre, la polizia. Come in tutti i regimi dittatoriali, è impossibile far sentire la voce della ragione e allora, proprio quando i bambini stanno per rassegnarsi al proprio destino di morte, una felice intuizione di Teo capovolge la situazione: il micidiale «perché?», posto nel giusto modo e al momento giusto si rivela inaspettata àncora di salvezza.

Davvero bravissimi Edoardo Chiabolotti e Liliana Benini che riescono a strappare risate ininterrotte con il ritmo serrato delle battute. Uno spettacolo tutto sommato e paradossalmente più fruibile dagli insegnanti che potranno esorcizzare lo stress d’aula, senza adottare i metodi del troll, beninteso.